26 Giu 2017

La biodiversità del Po, un’autostrada blu per i pesci verso i laghi prealpini

La biodiversità del Po, un’autostrada blu per i pesci verso i laghi prealpini

Di “Alberto Caspani — 1 maggio 2017
Tratto da Altreconomia 193 — Maggio 2017

A marzo sono state inaugurate nuove vasche di risalita alla diga di Isola Serafini. Permetteranno alla fauna ittica di superare la barriera artificiale contribuendo così al ripopolamento di specie autoctone nell’intero bacino del più lungo fiume italiano

 
Storioni cobice, cheppie e anguille ringraziano. Ma non sono solo le specie più a rischio del Po a riconoscere una svolta epocale nella creazione delle nuove vasche di risalita sul maggior fiume italiano. All’inaugurazione della grande opera realizzata presso la diga all’altezza di Monticelli d’Ongina (Piacenza), sbarramento di 635 metri che serve ad alimentare la centrale idroelettrica oggi proprietà del gruppo Enel, sono intervenute lo scorso marzo autorità di ben 5 Province della Bassa Padana, dell’Emilia-Romagna, della Regione Lombardia, del Canton Ticino e persino rappresentanti dell’Unione europea: tutte concordi nel ritenere che la riapertura dell’autostrada blu, la rotta di riproduzione ittica fra il Mar Adriatico e i laghi prealpini, porterà notevoli benefici tanto ai pesci bloccati per oltre 50 anni dal complesso d’Isola Serafini, quanto alla valorizzazione di un territorio pronto a candidarsi come Riserva UNESCO.
 

Le vasche attirano i pesci sfruttando la corrente del Po. Scendono come una scala sino a 10 metri sotto la diga, creando una galleria che guida direttamente a monte dell’impianto

 
“Solo per l’allestimento del sistema di risalita -spiega Ivano Galvani, dirigente Aipo (Agenzia interregionale per il fiume Po) e responsabile del progetto su cui si è lavorato per due anni- sono stati investiti 4,8 milioni di euro; ma il ripristino della continuità longitudinale del fiume, nel suo tratto in pianura, è un obiettivo che rientra nella più vasta iniziativa europea Life Natura, dal valore complessivo di 7 milioni di euro. Abbiamo installato vasche ampie circa 5 metri che, sfruttando la corrente del Po, attirano al loro interno i pesci. Scendono come fossero una scala dalla superficie sino a 10 metri sotto la diga, creando una galleria che guida direttamente a monte dell’impianto e permette al contempo di osservare il passaggio della fauna ittica. Videocamere in funzione 24 ore su 24 filmano e registrano infatti ogni movimento. Questo non solo ci permetterà di valutare quale sia l’effettiva popolazione del fiume più lungo d’Italia, ma anche di separare le specie autoctone da quelle allogene, in primis il vorace siluro, in modo da permettere un riequilibrio dell’ecosistema”.
 
 
La diga lunga 635 metri che separa il fiume Po all’altezza di Isola Serafini, nei pressi di Monticelli d’Ongina (PC). Oggi è dotata di vasche di risalita per la riproduzione a monte dei pesci, ma per oltre 50 anni ha bloccato le rotte migratorie fra il Mar Adriatico e i grandi laghi pre-alpini - foto di Alberto Caspani
 
 
Alimentato da almeno 140 affluenti naturali, tra cui alcuni molto rilevanti come il Ticino, l’Adda, l’Oglio e il Mincio, l’antico Padus (il nome Po sarebbe appunto una contrazione dall’originario nome latino) conserva una biodiversità ittica originale fra le più elevate registrabili nei corsi d’acqua europei: le specie ittiche native sono indicativamente 48, ma all’ecosistema fluviale sono collegate anche 33 zone SIC (Siti d’importanza comunitaria) e ZPS (Zone di protezione speciale). Aree strategiche per permettere azioni di allevamento e ripopolamento delle specie a rischio: le altre due finalità del progetto Life Natura, su cui ancora si sta lavorando. Dopo l’inaugurazione dello scorso 17 marzo, sia nella zona d’Isola Serafini che all’altezza di Vigevano (PV) e del Delta del Po, in provincia di Rovigo, sono stati liberati quasi 30mila storioni cresciuti negli incubatori del Parco del Ticino a Cassolnovo (PV): esemplari sopra i quali si è previsto d’installare un microchip, oltre che una ricetrasmittente (ma solo per un centinaio selezionato), affinché il loro passaggio possa essere rilevato in prossimità di boe speciali alla foce del fiume. Con lo “sblocco” d’Isola Serafini, viene dunque riaperto alla riproduzione un tratto di circa cento chilometri, ma l’intero viaggio d’andata e ritorno lungo il Po ha dell’incredibile: per riprodursi nelle acque più dolci in prossimità del Lago Maggiore, del Lago di Lugano e di tutte quelle grandi riserve blu che alimentano un bacino idrico esteso per quasi 70mila chilometri quadrati, i migratori sono in grado di coprire una distanza di quasi 580 chilometri.
 
 
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Personale tecnico della centrale idroelettrica di Isola Serafini durante una valutazione delle distanze fra le sponde del Po, a valle della diga. L’habitat naturale del più lungo fiume d’Italia è uno dei maggiori a livello europeo in termini di biodiversità – foto di Alberto Caspani


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